Si avvicina la fine dell’anno e arrivano i resoconti epici e retorici sull’anno che sta per morire e quello che sta per iniziare…
Beh cosa vi (ci) aspettate (iamo), che con il cambio di una cifra cambieranno le cose?
I terremoti e le catastrofi naturali continueranno ad esserci perché nessuno di noi ha cambiato il proprio stile di vite, che danneggia il pianeta e lo porta agli squilibri che generano queste tragedie.
Quante macchine hai? Quale telefono di ultima generazione hai?
Siamo stati “tutti” così colpiti dalla morte di Tarricone o di casa Vianello o di Mike Buongiorno, persone morte nel loro letto, dopo aver vissuto una vita intera da nababbi grazie all’industria della televisione, o morte in una tragedia perché hanno peccato di superomismo, non aprendo un paracadute in tempo, pensando di poter di più della forza di gravità! (Beh mi dispiace per i morti, ma la natura vince sempre!)
Eppure non ho ancora sentito ricordare Rosarno e persone che sparano a vista su altre persone che compiono, in condizioni peggiori di quelle dei nostri animali domestici, lavori che nessuno vuol fare.
Non ho sentito parlare del fatto che da quelle parti non sia cambiato nulla e che esseri umani vengono ancora trattati come animali da soma, da sopprimere quando non vanno più bene.
(Ricordo ancora, e scusatemi l’inciso, con una profonda voglia di prendere quell’ inviata a schiaffi, un articolo su Reppublica on-line, che parlava di un documentario su Rosarno presentato a Venezia. L’nviata, tal Ariana Finos, nel settembre 2010, quando erano passati solo 9 mesi da quei vergognosi avvenimenti, scrisse: “Andrea Segre dedica una documentario ai braccianti immigrati protagonisti della rivolta di due anni e mezzo fa“… non solo certe cose vengono dimenticate, vengono addirittura “allontanate” dalla mente umana).
Ho sentito ricordare qualche militare morto sotto agguati in terre lontane (le nuove colonie), ma in fondo se sei un militare sai che potresti morire, è il tuo lavoro, o no? Ti insegnano ad attaccare, a difenderti, hai un’arma che, anche tu, come gli altri, sai e potresti usare, o no?
Eppure non ho sentito ricordare operai rimasti schiacciati da strutture che cedono in una normale giornata di lavoro, un lavoro in cui nessuno ti insegna ad usare armi per difenderti dal nemico “insicurezza sul lavoro” (che qualcuno, forse giustamente, chiama Stato).
Ho sentito indicare come nuovi eroi Benigni e Saviano che, sicuramente, sono un bravo istrione uno e un bravo, a volte troppo retorico, scrittore, l’altro, ma in fondo anche loro vengono pagati, protetti e difesi per poter dire quello che vogliono.
Eppure non ho ancora sentito parlare di chi muore ucciso dalla mafie, perché non ha la notorietà che gli garantisca protezione, nonostante le sue lotte quotidiane e personali contro la criminalità. Scompaiono, sciolti anche nel buonismo e nella retorica che contraddistingue tutti noi, vittime e carnefici indiretti di questo meccanismo.
E non ho ancora sentito parlare di quelle persone che lavorano nei territori della mafia, per educare a una cultura diversa o per recuperare territori tolti alla criminalità.
E si non c’è dubbio, l’anno vecchio è finito, sta per iniziare quello nuovo e c’è la solita vecchia retorica di sempre…(anche la mia)… NON CAMBIERÀ NULLA!
Ma se ci fosse quella piccola possibilità di cambiamento, mi piacerebbe smettere di vedere e ascoltare vecchi meccanismi e retorica stantia in gente della mia età o giù di lì, vorrei tanto sentire sempre più cose antipatiche, politicamente scorrette, ma sincere, vorrei tanto che tutti usassimo, stancandola, la testa, arrivando a essere in grado di giudicare da noi, senza aiuto, mediazioni e guide interessate, il meccanismo sociale che porta a ricordare la tragedia di Tarricone e non quella di Rosarno.
Se le nostre teste funzionassero, forse, finalmente ci indigneremmo, ci renderemmo conto di quanto sia grave vivere in un paese in cui nel giro di una settimana un governo riesca a spazzare via, passando inosservato, la volontà popolare che pochi giorni prima si era espressa nel migliore dei modi possibili. Non passerebbe inosservata la spaccatura fra l’alto e il basso… saremmo in grado di comprendere questo, come ogni cosa.
A una prima analisi tutto ciò potrebbe non avere legami, ma a una più attenta osservazione forse salterebbe all’occhio che, scardinato il meccanismo di base, attraverso la consapevolezza della realtà, della nostra realtà, verrebbe giù tutto ad effetto domino…con città rivoltate dal fumo o dai corandiali!
Sembra facile scriverlo, ma nella vita vera sembra così impossibile…e io poi non sono altro che una 30enne signora nessuno, la cui opinione conta poco, se non niente!
Io, per quest’anno nuovo, che inizia come uno vecchio vi prego, però, di non tempestarmi di retorici auguri, preferirei l’indignazione, l’ostinazione, la disperazione, o al massimo una distruttiva risata di “Pulcinella”….troverei queste cose più “scorrettamente” sincere e adatte al periodo che stiamo vivendo…
Una prima marcia di protesta della comunità africana rosarnese si era svolta nel dicembre 2008, dopo che uno sconosciuto aveva fatto fuoco su alcuni immigrati residenti in una fabbrica fatiscente ferendo gravemente un ventunenne ivoriano. In quel caso la risposta degli immigrati fu pacifica, e un consistente numero di africani attraversò le strade rosarnesi per chiedere il miglioramento delle condizioni di vita.
ovviamente il riferimento nell’articolo al periodo di due anni e mezzo si riferiva a questi fatti e non a quelli successivi del 2010.
arianna