Scegliere di mettersi quella gonna comprata al mercatino sotto casa, piuttosto che i jeans ormai paleolitici, comprati nel paesello di Castilla la Mancha, in un autunno di qualche anno fa perché non avevi calcolato di fermarti lì tanto e non avevi più nulla da metterti, può fare la differenza.
Vestirsi in un modo piuttosto che in un altro, non è solo questione di vanità o di seguire le mode, per me è sempre stato un modo per marcare, evidenziare la mia personalità, per dire chi sono…per determinare la mia vita…
Per questo non è mai casuale la scelta dei pantaloni di velluto o della gonna pantalone, alla turca un po’ freak, ma che con i dettagli e accessori giusti diventa il capo più elegante dell’armadio.
La gonna pantalone un po’ freak…quanto mi piace…fa sempre la differenza quando la metto, la gente si gira sempre a guardarmi perché curo molto attentamente gli abbinamenti e i dettagli con quella gonna pantalone.
Adoro questo capo, per come scende sul mio corpo, per come mette in evidenza quello che va evidenziato e per come nasconde quello che va nascosto.
Il capo re del mio armadio, che uso in tutte le stagione, perché mi caratterizza, mi rappresenta, d’estate lasciando scoperte le spalle, e con qualcosa di rosso, in autunno con il verde e con le scarpe da elfo, fatte a mano dall’artigiano delle pelli all’angolo.
E’ certo, fa la differenza indossare qualcosa piuttosto che un’altra!
Li ho comprati (dico li ho comprati se li definisco pantaloni, ma potrei anche dire l’ ho comprata riferendomi alla gonna pantalone… non ho mai capito quale fosse il modo corretto di riferirsi a questo capo, ma forse è proprio per questo che mi piace, perché può essere tante cose, essendole tutte davvero) nel mio secondo viaggio a Parigi, anche questo, come il primo, un viaggio in fuga da mostri, da sogni in cui venivo strangolata o in cui una coppia di ballerini di tango, irrompeva nella mia stanza ballandomi addosso come se io non esistessi… ovviamente non era una coppia qualunque, ma questa è un’altra storia, una di quelle che non interessano più…(o che si è scelto di non trovare più interessanti)…
Ma torniamo a loro, i pantaloni che sembrano una gonna: li ho comprati, pagandoli 4 volte di più il loro prezzo, in un piccolissimo negozio di Montmartre, uno di quei buchi in cui si derubano legalmente i turisti, in cui un francese di origine algerina, di seconda generazione, sfrutta una giovane francese da 10 generazioni, con una certa soddisfazione; uno di quei negozi in cui si vendono cose Made in india, che gridano lavoro minorile da ogni piega o nodo del tessuto, ma che finiscono, per il loro stile, sempre indosso a noi che lottiamo contro lo sfruttamento minorile, le ingiustizie…la fame nel mondo o il diritto del porcospino ad attraversare la strade di montagna senza essere spiaccicato…
Sarà sicuramente stato tenero e povero il bambino che ha cucito i miei bellissimi pantaloni, dopo averli colorati manualmente in vasche piene di sostanze tossiche, senza alcuna maschera per protegersi, e magari immortalato da qualche giovane viaggiatore “ecofreak”, uno di quelli che dicono in giro di voler “salvare il mondo”, magari con indosso dei pantaloni simili a quelli di cui stiamo parlando, fatti da un bambino fotografato altrove da qualche suo amico in giro anche lui per fare belle fotografie di denuncia, con la sua Canon o la sua Nikon (non è ovviamente irrilevante, i canoniani si offenderebbero ad essere chiamati nikoniani e viceversa, sapere che macchina abbiano i nostri amici viaggiatore ci direbbe molto di loro, ma questa non è la loro storia…).
E si! fa proprio la differenza mettersi questi pantaloni…piuttosto che una gonna vera!
Dicono chi sei, puoi saltare, aprire le gambe senza mostrare nulla, correre avendo l’eleganza che si avrebbe con una gonna…
Quanto adoro questi pantaloni, li ho sempre indossati in occasioni speciali: la mia prima volta in milonga, casuale e di lunedì sera; al matrimonio di uno dei miei più cari amici; il giorno della mia morte, in cui sono rotolata giù per una rampa di scale…dopo che il mio piede, coperto dalla bellissima scarpa da elfo, abbinata al colore della maglia, si è incastrato proprio nei miei fantastici pantaloni, facendomi inciampare su me stessa…sui miei viaggi, sui miei abiti, sui miei amori…sulla mia vita…
Si! Scegliere di mettersi quella gonna comprata al mercatino sotto casa…o quei pantaloni che sembrano una gonna comprati a Montmartre, durante quel bel viaggio a Parigi…fa la differenza…
quando si dice il gioco del mondo! essere fedeli all’immagine che ci portiamo addosso… si finisce prima o poi per rotolare giu. bella storia la tua.
vero, ma tu credi sia possibile non indossare abiti? credi che ci sia qualcuno che possa andare in giro nudo? Non credi che il dire che non si debba indossare lo stesso abito, sia un abito esso stesso?
Non so io mi riferivo, credo, alle scelte, al fatto di scegliere di essere una cosa o un’altra…e al fatto che qualunque scelta fa differenza…ma il punto di partenza è scegliere…
non so credo che il mio senso fosse più questo, ma si sa poi di sensi ce ne possono essere molti!